Corno del Camoscio, la foto fa riflettere!


Foto tratta da Wikipedia, alla voce "Corno del Camoscio"

A volte gli interventi sul mio blog nascono un po’ per caso. Forse questo è uno di quelli.

Ieri ho appreso che Legambiente Valle d’Aosta sta organizzando per il 1 marzo un’escursione collettiva all’alpe Varda (Vallone delle Cime Bianche) per ribadire la propria contrarietà  al progetto di collegamento intervallivo tra la Val d’Ayas e Cervinia. Per informazioni e iscrizioni sull'evento è possibile consultare questo indirizzo. 

Come noto il Vallone delle Cime Bianche fa parte del Tour del Monte Rosa (TMR), un percorso di trekking a cavallo tra Italia e Svizzera, del quale personalmente ho percorso finora solo alcuni tratti:

6 settembre 2006, Magugnaga (fraz. Staffa) - Passo del Moro

12 ottobre 2019, Macugnaga (fraz. Borca) - Alpe Schena (primo tratto dell’escursione al Colle della Bottiggia)

Riguardando la mappa dell’intero giro la mia attenzione è caduta sul Col d’Olen. A differenza di come pensassi il sentiero del TMR non attraversa il Passo dei Salati ma passa un po’ più a sud dal Col d’Olen.

I due passi sono separati dal Corno del Camoscio. Cercando informazioni su Wikipedia mi sono imbattuto nella foto che vedete in apertura.


Ai piedi del Corno del Camoscio è testimoniata la presenza del cantiere aperto per la costruzione della seggiovia che parte da Pianalunga (2017)***.


Il mio pensiero è ritornato così  all'immacolato Vallone delle Cime Bianche, là da dove era partito. Davvero qualcuno pensa che si possa costruire una funivia nel Vallone delle Cime Bianche senza arrecare danni all'ambiente e all'ecosistema? Se il mondo fosse governato dal buonsenso basterebbe semplicemente mostrare questa foto per far riflettere e desistere dall'intento. E invece no! Occorre difendere quel territorio con i mezzi legali che abbiamo e manifestando apertamente il nostro dissenso.

Per chi è interessato a percorrere a piedi tutto o parte del TMR consiglio due guide che qualche volta consulto prima di andare a dormire: mi aiutano, come direbbe Gramellini, a fare bei sogni. La prima a cura di Teresio Valsesia pubblicata nel 2007, la seconda del National Geographic, pubblicata lo scorso anno.

A questo punto non so dire se sia stato il caso piuttosto che il destino, a guidarmi fino a qui.



***Edoardo Zanoletti scrive su facebook che ad oggi di quel cantiere non vi è più traccia e che la zona è stata riportata allo stato originale.



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